Speleoblog

speleologia, escursioni, viaggi, avventure

5
Dec 2005
Ricognizione sul Monte Argatone
Archiviato in Ricognizione da Ursus Spelaeus alle ore 9:55 am | Nessun commento »

Monte ArgatoneLa giornata non era cominciata bene. “Sbrokken“, con il suo fuoristrada, si presenta al nostro appuntamento con quasi un’ora di ritardo. Arriviamo a Scanno verso le 11. Il panorama, da quelle parti, è mozzafiato. Gole, rocce alberate, il lago.

Lasciamo l’auto di fronte al sentiero. La pioggia, leggera, fastidiosa, cade continuamente. Zaini in spalla ci incamminiamo. Soli. Con quel tempo non si vedeva nessuno in giro, eccetto noi, 3 strani tizi imbacuccati e col fardello sulle spalle. La ricognizione sarebbe dovuta servire a localizzare l’entrata di una grotta. Ci aspettavano quasi 1000 metri di dislivello. Fino al rifugio, da cui partiva un sentiero che conduceva alla grotta. Fabio si ostinò a salire con l’ombrello… che si rivelò poi un’ottima pensata.

Io non ero ben equipaggiato: un bomber, calzoni mimetici, guanti da città. Sbroken mi presta il suo k-way. La pioggia non smette mai. Dopo un’ora di cammino un leggero strato di neve macchia il terreno coperto di foglie secche.

Monte ArgatonePian piano, però, la neve aumenta. E non si tarda a faticare a riconoscere il sentiero. Lo strato nevoso presto si fa alto e la prosecuzione diventa difficoltosa. Si affonda fin oltre il ginocchio e in alcuni punti fino al petto. Nel frattempo la pioggia ha lasciato il posto alla neve. E i miei pantaloni, fra l’acqua e la neve in terra, si inzuppano. E si inzuppano anche i guanti. Le dita cominciano a gelarsi. Sbroken mi da così i suoi. Il freddo e la neve aumentano. Si cammina con sempre maggiore difficoltà, perdiamo e ritroviamo il sentiero fino a quando non raggiungiamo una sorta di pianoro. Secondo Fabio il rifugio era un baraccone semisommerso dalla neve. Pochi alberi, il silenzio, la neve che cade e il bianco, l’accecante bianco tutto intorno.
Apparentemente non c’è traccia del rifugio. Siamo a 1900 metri.

Monte ArgatoneMi tolgo i guanti giusto il tempo per prendere dallo zaino un altro maglione e indossarlo e le dita si gonfiano, le sento dure, cominciano a farmi male. Fitte di dolore acutissime arrivano di continuo. Le massaggio con forza e solo dopo circa 20 minuti comincia a riattivarsi la circolazione. Fabio, intanto, ha creato una sorta di trincea nella neve per quella breve sosta. Sono più o meno le 15,00. Dico agli altri che è inutile continuare, io sono fradicio dalle gambe in giù, la neve, non avendo portato le ghette, è entrata nelle scarpe e ho i piedi infreddoliti e zuppi. Mi convincono a mangiare qualcosa, per mettermi un po’ di calorie addosso. Finalmente si prende la via del ritorno. Restare là sarebbe stato pericoloso. La neve aumentava, il tramonto era vicino. In un’ora o poco più siamo riusciti a rifare il percorso inverso, seguendo le nostre tracce lasciate all’andata sulla neve. Ci siamo cambiati in macchina e poi, nella strada del ritorno, una breve sosta in paese per un cappuccino caldo.
La ricognizione non è andata a buon fine.
Pazienza, la speleologia è anche questa.


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