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Il 28 ottobre si decide per un’escursione sul Monte Cambio: ormai siamo nel pieno dei colori dell’autunno, il paesaggio montano e collinare si tinge di giallo, arancio, rosso stagliandosi nel verde dei boschi che non perdono la propria chioma.
L’escursione non si rivela facile: una strada infinita ci costringe a stare troppo tempo in macchina, mentre percorriamo il nero dell’asfalto immersi nei boschi autunnali, pregustando la nostra camminata che sembra non arrivare mai.
Finalmente troviamo il punto. Parcheggiamo le auto vicino a delle costruzioni, attive nel periodo invernale. Asia, il cane di Antonio onnipresente, schizza fuori dall’auto e comincia a correre di qua e di là, nell’attesa che tutti noi, zaini in spalla, ci incamminiamo verso il sentiero.
E l’escursione comincia. Poco più avanti il sentiero si immerge in un bosco giallo-arancio, in salita verso la montagna. Siamo in 7, più Asia, quel giorno: io, Fabio e Barbara, Padregherardo, Antonio e due ragazze. Il sentiero procede fino a lasciare dietro gli alberi e a mostrarci un paesaggio brullo. Facciamo una sosta ad un fontanile, dietro ad un rifugio chiuso. Attorno a noi il terreno è sassoso, spoglio, chiazzato di ciuffi di erba. Scattiamo qualche foto e ripartiamo.
La strada a tratti si fa più dolce. Incontriamo un gruppo di cavalli a pascolare, che si allontana al nostro avvicinarci. Voltandoci indietro, sotto di noi la vallata è silenziosa, racchiusa e protetta dalle cime che la circondano, illuminata da un sole che non scalda più tanto.
Ed ecco lassù la cima, la croce infissa nel terreno duro e battuto dal vento, bianca contro l’azzurro fosco del cielo che si rannuvola. Si posano gli zaini, si mangia qualcosa, si scattano altre foto e si riparte.
Giù, verso la vallata ancora silenziosa, verso l’asfalto della civiltà, verso l’autunno urbano che non ha colori la nostra giornata finisce, mentre ci cambiamo e mangiamo qualcosa, con Asia che ci corre fra i piedi giocando con tutto ciò che incontra.
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