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10
Aug 2007
Speleologia manzoniana
Archiviato in Curiosità speleo, Libri da Ursus Spelaeus alle ore 7:36 pm | Nessun commento »

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Speleologia biblica e speleologia dantesca prima. Ora speleologia manzoniana. Incuriosito sempre più dal trovare parole speleo nelle grandi opere di un tempo, non poteva mancare una ricerca “speleologica” nei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni.
Le parole speleo che ho trovato nell’opera sono: abisso, pozzo, pozzi, grotta, grotte, caverne.
Ecco i capitoli con i paragrafi:

Cap. IX

Contro questo proposito insorgevano, è vero, i pensieri di tutta la sua vita: ma i tempi eran mutati; e, nell’ abisso in cui Gertrude era caduta, e al paragone di ciò che poteva temere in certi momenti, la condizione di monaca festeggiata, ossequiata, ubbidita, le pareva uno zuccherino.

Cap. XII

«Questa poi non è una bella cosa», disse Renzo tra sé: «se concian così tutti i forni, dove voglion fare il pane? Ne’ pozzi

Cap. XIII

- Ah! per me, non voglio più impicciarmene, – diceva il vicario: – me ne chiamo fuori; rassegno la mia carica nelle mani di vostra eccellenza, e vo a vivere in una grotta, sur una montagna, a far l’ eremita, lontano, lontano da questa gente bestiale.

- Sua maestà non vorrà la mia morte, – replicava il vicario: – in una grotta, in una grotta; lontano da costoro.

Cap. XXIV

Provava in questo un misto di sentimenti indefinibile; una certa dolcezza in quel ritorno materiale all’ abitudini dell’ innocenza; un inasprimento di dolore al pensiero dell’ abisso che aveva messo tra quel tempo e questo; un ardore d’ arrivare, con opere di espiazione, a una coscienza nuova, a uno stato il più vicino all’ innocenza, a cui non poteva tornare; una riconoscenza, una fiducia in quella misericordia che lo poteva condurre a quello stato, e che gli aveva già dati tanti segni di volerlo.

Cap. XXVIII

I soldati, gente ben più pratica degli stratagemmi anche di questa guerra, frugavano per tutti i buchi delle case, smuravano, diroccavano; conoscevan facilmente negli orti la terra smossa di fresco; andarono fino su per i monti a rubare il bestiame; andarono nelle grotte, guidati da qualche birbante del paese, in cerca di qualche ricco che vi si fosse rimpiattato; lo strascinavano alla sua casa, e con tortura di minacce e di percosse, lo costringevano a indicare il tesoro nascosto.

D’acqua perfino c’era scarsità ; d’ acqua, voglio dire, viva e salubre: il pozzo comune, doveva esser la gora che gira le mura del recinto, bassa, lenta, dove anche motosa, e divenuta poi quale poteva renderla l’ uso e la vicinanza d’ una tanta e tal moltitudine.

Cap. XXXII

Dopo diversi rigiri, erano smontati alla porta d’ un tal palazzo, dove entrato anche lui, con la compagnia, aveva trovato amenità e orrori, deserti e giardini, caverne e sale; e in esse, fantasime sedute a consiglio.


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