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Sabato 14 io e Fabio decidiamo di andare a fare un giro all’Inferniglio. Siamo solo noi due, nessuno ha accolto la nostra proposta. E’ tempo di mare, il tempo del sole e della sabbia, ma è anche il tempo giusto per visitare una grotta che in altri periodi è proibita.
Ad andamento suborizzontale non richiede attrezzatura tecnica, ma sotto la tuta speleo trova posto la muta, sotto le scarpe i calzari in neoprene e alle mani i guanti in neoprene. L’Inferniglio è una grotta “bagnata”…
Usciamo a Subiaco, passiamo la villa di Nerone, sbagliamo strada, torniamo indietro, prendiamo la strada giusta. Incontriamo un gruppo di arrampicatori che fanno esercizi in parete. In realtà c’è un istruttore e una ragazza che fanno salire e scendere dei bambini: è bene farli abituare da piccoli alla corda e alle altezze.
Poi il buco. I buchi appaiono all’improvviso, specialmente per gli speleologi che vivono e si nutrono di buchi. Lo individua Fabio. Ferma la macchina e io scendo al volo. Do un’occhiata. Una galleria. Lo convinco a scendere coi caschi. Un saltino di un metro scarso. Entro e piegato in due percorro la galleria. Un pipistrello mi svolazza attorno, numerosi dolichopodi se ne stanno fermi, una lumaca e svariati ragni ben nutriti restano immobili nell’oscurità . C’è una condotta che affiora a tratti, arruginita.
La galleria è artificiale, ma vale sempre la pena di scendere a dare un’occhiata. Finché non scendi, finché non entri non puoi sapere cosa c’è sotto. O forse è tutta una scusa, una banale scusa per passare più tempo sottoterra che sopra.
Si continua. Poi un altro buco. Ma questa volta non entriamo, basta un’occhiata per riconoscere l’artificialità della galleria.
Raggiungiamo il torrente vicino cui si apre l’antro più che visibile della grotta dell’Inferniglio. Lasciata la macchina davanti a una piccola costruzione in disuso prendiamo gli zaini, il canotto e ci addentriamo nella boscaglia, fra rocce e alberi che ci fanno procedere a zig zag.
La grotta si presenta subito bella. Concrezioni stupende e acqua, tanta acqua, fredda acqua. Entro subito a mollo e mi si congelano le gambe, nel frattempo che Fabio prepara la digitale per una foto.
In alcuni punti c’è una corda coi nodi per aiutarsi a superare il dislivello. Una tavola di legno fa da ponte su una vasca piena di acqua trasparentissima. Vaschette, scallops, stalattiti, stalagmiti, stillicidio: ecco l’Inferniglio.
Ma questo è soltanto l’inizio. Finalmente comincia la grotta, finalmente arriviamo all’acqua, al lungo fiume d’acqua che riempie la galleria. Accucciati sulla sponda fangosa ci mettiamo a gonfiare il canotto svuotando i polmoni nelle valvole. In capo a mezz’ora è gonfio. Fabio ci monta, si tiene alla sagola che attraversa la galleria- servita agli speleosub durante l’esplorazione- e percorre il tratto allagato, poi torna e lo percorriamo assieme a piedi, tenendoci attaccati alla sponda rocciosa. L’acqua è torbida, non si vede il fondo.
Da lì si arriva ad un’altra bella galleria. Fabio rimonta sul canotto, io provo a piedi. Mi attacco alla roccia e pian piano avanzo. L’acqua mi arriva oltre la vita. Arrivo prima di lui. Ci accolgono altre belle vaschette e concrezioni.
Un’altra corda coi nodi. Questa volta per scendere. Da lassù si vede sulla sinistra una pozza d’acqua, una macchia nerissima che fa presupporre chissà quale voragine nascosta. Sulla destra si passa, fino al sifone in cui finisce la visita dello speleologo e comincia quella dello speleosub. E’ a questo punto che sentiamo il rumore. Un rumore mai sentito in grotta, come di una caffettiera che bolle… non ci sono però caffettiere in grotta… Il rumore persiste per alcuni minuti, poi torna il silenzio della grotta. Non riusciamo a capire cosa l’abbia prodotto, forse il sifone, l’acqua che ne esce, chissà .
Ma noi apparteniamo alla prima categoria, quindi non ci resta che tornare indietro e scattare altre foto.
Usciamo che è giorno. Sono le 16 passate e non abbiamo ancora pranzato. Ci cambiamo, lasciamo la roba al sole ad asciugare e ci sistemiamo su dei tavolini lì vicino a pranzare. Sotto di noi il fiume, attorno il bosco, in terra centinaia di formiche che uscivano dal loro formicaio in cerca di un altro punto in cui abitare.
Rimettiamo tutto in macchina, tranne la longe della maniglia di Fabio lasciata sul muretto, e facciamo ritorno a casa.
Guarda altre fotografie della grotta dell’Inferniglio nell’Archivio Fotografico degli Speleonauti.
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