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20
May 2008
Grotta Picinara
Archiviato in Speleologia da Ursus Spelaeus alle ore 8:24 am | Nessun commento »

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Uno speleonauta trova sempre la sua grotta.

La Grotta Picinara si trova fra Cappadocia e Camerata Nuova. Quella mattina, il 15 settembre 2007, siamo in 3: io, Fabio e Barbara.

Leggiamo sul libro delle Grotte del Lazio il percorso da fare che, come al solito, si rivela scritto male…

Arriviamo nei pressi della grotta, percorrendo una strada sterrata dopo aver abbandonato la strada provinciale. Secondo il libro dovremmo percorrere qualche chilometro prima di incontrare una stradina che si apre sulla sinistra, scendendo di quota. La stradina, però, ci appare dopo appena 300 metri. Non sapendo che fare, proviamo a percorrerla. Se è quella giusta, dovremmo trovare un sentiero dopo circa 2 chilometri.

Troviamo il sentiero che sale dopo un centinaio di metri…

Decidiamo di tornare indietro, quasi certi che non si tratta della strada giusta. Ne imbocchiamo così un’altra, fino a incontrare degli operai su un camion intenti a caricar legna. Chiediamo al principale, che dalla descrizione ci fa capire che prima eravamo sulla strada giusta. Parla di un sentiero che sale, e poi ci dice di trovare degli alberi con delle roncolate.

Torniamo così sui nostri passi. Riprendiamo la stradina che scende, lasciamo la macchina nei pressi del sentiero e, zaini in spalla, cominciamo la salita.

Il sentiero sale attraversando un bosco, il suolo sassoso diviene in breve terroso. La salita termina vicino ad una dolina. Là alcuna vacche se ne stanno tranquille a pascolare. Attraversiamo la dolina fino a incontrare il panorama dell’intera vallata sotto di noi. Alcuni sentierini partono dai nostri piedi, scendendo nella scarpata e immergendosi nel folto della vegetazione in basso.

Grotta PicinaraChiedendoci dove si nasconda la grotta, scendiamo, ci dividiamo e cominciamo a cercare. Per due ore cerchiamo l’entrata della grotta Picinara, senza trovarla. Stanchi, affamati, ci sediamo all’ombra di un albero a consumare il nostro pranzo.

Dopo mangiato, mentre Fabio e Barbara se ne stanno all’ombra a crogiolare, io continuo la ricerca, fin quando, ad un certo punto, vedo da lontano come un pezzo di stoffa rossa su un albero. Mi avvicino. Non è stoffa. E’ il rosso della corteccia, è la roncolata sul tronco di cui parlava l’uomo. Guardando oltre ne vedo un’altra, che raggiungo subito. Da lì è possibile vederne un’altra ancora più avanti e perfino, in terra, un masso con una freccia rossa che indica di scendere… un sentiero! Un sentiero che porta alla grotta!

Corro fra gli alberi seguendo le roncolate sui tronchi, supero 2 sassi con altre due frecce rosse, e poi altre roncolate fin quando la bocca della grotta Picinara mi si apre davanti… Come di consueto urlo “grottaaaaa!” e Fabio e Barbara mi rispondono.

Risalgo il sentiero, prendo il mio zaino e tutti e tre scendiamo fino alla grotta. Ci cambiamo là davanti ed entriamo.

Appena dentro c’è una sorta di dirupo scende, da percorrere con attenzione perché è molto umido e scivoloso. Proseguiamo e ci addentriamo nel sottosuolo.

Grotta PicinaraLa grotta presenta belle concrezioni, capelli d’angelo e colate di calcite dalle belle forme, con alcune pozze d’acqua qua e là. Come avevamo visto nel rilievo la seconda parte della grotta è accessibile attraversando una sorta di stretto passaggio e poi scendendo quasi in arrampicata per superare il dislivello di circa due metri che porta al fondo della cavità, dove troviamo altre interessanti concrezioni e scattiamo delle foto.

Usciamo dalla grotta che è già buio. Decidiamo di cambiarci alla macchina, quindi ci incamminiamo zaini in spalla seguendo il sentiero di roncolate fino alla dolina e poi da lì attraverso il bosco fin giù alla macchina.

Uno speleonauta trova sempre la sua grotta. E, come tutte le altre, anche questa volta abbiamo trovato la nostra grotta.


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