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Ero già stato a Grotta Scura, nei pressi di Farfa, qualche anno fa. Quel giorno eravamo in quattro e non c’era acqua. Avevamo con noi l’attrezzatura speleo, perché il rilievo mostrava un P6 nella sala iniziale, anche se due di noi- e fra questi non c’ero io- lo scesero in arrampicata libera.
Quel giorno si armò su una colonna a diversi metri dal pozzo, perché gli attacchi che avevamo non si potevano adattare agli spit nella roccia, di tipo vecchio. La corda non arrivava a toccare il fondo, ma col peso del corpo lo sfiorava.
C’era parecchia spazzatura nella grotta quel giorno e la stessa spazzatura c’era ancora l’ultima domenica di gennaio in cui feci ritorno a Grotta Scura. E ancora spazzatura fuori, nella seconda entrata della grotta- sì, perché la particolarità di questa grotta è che ha due entrate- ed altra spazzatura fra la vegetazione selvaggia intorno.
Questa volta eravamo di più, ma non entrammo con l’attrezzatura speleo e nessuno scese in arrampicata il P6 della sala iniziale e c’era acqua, acqua che scorreva nella grotta entrando dalla sala e trasformando il pozzetto in una cascatella. Quel giorno eravamo in nove.
Riconobbi la strada nei pressi della grotta, la casa su cui si innalzava, il sentiero sulla sinistra che conduceva al secondo ingresso, l’accesso al prato antistante la grotta dove il fuoristrada di Sbrokken aveva rischiato di cappottarsi alcuni anni prima.
Parcheggiammo poco più avanti, in uno spiazzo a lato della strada. Fui il primo a cambiarmi e, insieme a Lollo, mi incamminai verso l’entrata principale della grotta.
Dal prato c’erano delle scale fatiscenti in legno che portavano sul letto di un ruscelletto che entrava nella grotta. Me le ricordavo: una struttura in ferro arrugginito con gli scalini scivolosi e fradici, alcuni mancanti, che si snodava lungo il pendio ripido e anch’esso scivoloso.
Un passo per volta io e Lollo scendemmo giù ed entrammo nella vasta sala, per almeno metà illuminata a giorno dalla luce esterna.
Ritrovai la colonna su cui armammo e gli spit su una roccia alla sinistra del pozzetto. E ritrovai il P6, ora una cascatella che si perdeva nell’oscurità sottostante.
Dopo qualche minuto ci decidemmo a risalire: il resto del gruppo non ci aveva ancora raggiunto. Alle macchine non c’era più nessuno, così imboccammo il sentiero e ci incamminammo a cercarli.
Un paio di minuti dopo eccoli arrivare. Rilievo alla mano, Fabio mi mostra come la grotta faccia una svolta e pensa che il secondo ingresso sia da raggiungere da un sentiero che parte da quello principale. Io non ricordo, dopo tutto quel tempo, ma il rilievo ha ragione. Ci infiliamo così nella folta vegetazione, per il sentiero che dopo alcune decine di metri termina improvvisamente in un mare di cespugli spinosi.
Saliamo un po’ in quota, aiutandoci con gli arbusti per non scivolare, finché non ci affacciamo in un baratro di una ventina di metri. Mi sembra di riconoscere il fondo, si vede una parete rocciosa, ma non è là, non si scorgono ingressi, così saliamo e avanziamo ancora, finché ci affacciamo sul secondo ingresso di Grotta Scura.
Scendo giù, seguito da Gabriele ed Emilio. Con calma arrivano poi gli altri.
Entro, non mi va di aspettare. L’entrata è grande, con alcuni massi sulla sinistra. Esce acqua dalla galleria buia. Per entrare ci si arrampica sul lato sinistro, che offre una sorta di camminamento rialzato, evitando così l’acqua. Poco più avanti si può scendere e proseguire sul fondo.
Nel frattempo arrivano anche gli altri. In alcuni punti c’è parecchia acqua e siamo costretti a procedere in contrapposizione, anche se un piede mi va a mollo e imbarco acqua da un buco…
Ritrovo la tavola da stiro, gli stracci, un pneumatico, la cucina, altra ferraglia e cocci di vetro. Peccato, perché, se non fosse per la spazzatura, Grotta Scura sarebbe una bella grotticina da fare coi principianti.
In breve si arriva alla base del P6, arrampicandosi prima per un paio di metri scarsi su dei massi. Io e Lollo arriviamo fin dietro la cascata, così è la volta che imbarco acqua dappertutto…
Prendiamo la via del ritorno, usciamo dalla grotta e- come già accadde alcuni anni prima- ci mettiamo in cerca del terzo ingresso, che- come già accadde alcuni prima- non troviamo…
Risaliamo, non senza alcune difficoltà, il pendio, fino al sentiero e poi alle macchine.
Terminiamo la giornata con una visita a Farfa, a mangiare ciambelle e pizze fritte appena sfornate nel borgo medievale e per concludere una visita guidata nell’abbazia, dove ho dato prova della mia cultura scambiando un sarcofago romano per una vasca…
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3 commenti:
September 23 2009 at 4:32 pm
Ciao Daniè….è sempre un piacere leggerti…come vanno le cose?
ciao
Marco -Padregherardo
P.S. la raccolta delle olive si avvicina..avete prenotato il frantoio. Noi si, due date….8 e 15 novembre..ciaooo
September 23 2009 at 4:33 pm
…ma le grotte? boh…..manco più su Speleonauti vieni! (e non sei il solo)
ciao
September 23 2009 at 5:29 pm
Ciao Padregherardo,
è ancora prestino per le olive ![]()
Su Spepelonauti ogni tanto mi affaccio e devo tornare sottoterra, hai ragione…