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23
May 2008
Il Bucone
Archiviato in Speleologia da Ursus Spelaeus alle ore 9:57 am | Nessun commento »

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Il 24 febbraio io e Lollo accompagnamo alcuni scout alla grotta chiamata il Bucone, nella zona di Ischia di Castro. L’appuntamento è vicino alla loro sede, dietro la fermata metro Cipro. Andiamo con due macchine. La strada, come al solito, non è molto chiara. Arrivati in zona siamo costretti a chiedere, leggendo in continuazione la descrizione del libro delle grotte.

Troviamo poi la strada che dovrebbe portarci alla grotta, una sterrata che passa fra campi e qualche abitazione. Ci fermiamo dove un uomo, straniero, sta lavando recipienti per il latte. Gli chiediamo della grotta e lui, che sembra conoscerla bene, ci fa tornare indietro. Dopo alcuni minuti siamo costretti a ripercorrere quella sterrata, ma finalmente chiediamo al proprietario del terreno dove l’altro stava lavando i recipienti, che ci indica che la grotta si apre poco più dietro, all’interno di un terreno privato.

Così entriamo, percorriamo il sentiero che conduce alla casa e cominciamo a cercare. Non si vede nessuno in giro, oltrepassiamo la casa, entriamo in un campo, cerchiamo questo ulivo sotto cui si dovrebbe aprire la grotta, ma niente. Poi, finalmente, ecco che arriva una macchina, che fa scendere due cavalli dal traino che ha dietro. Chiediamo a loro dove sia la grotta e ce la indicano. Era a due passi dalla casa, dietro una piccola macchia di alberi: un piccolo dirupo, dovuto al crollo della dolina, porta ad un sentiero infossato nel terreno, racchiuso fra folta e selvaggia vegetazione. Lo percorro per trovare l’entrata, che scopro una ventina di metri più avanti.

L’apertura della grotta è su una parete, proprio dove finisce il sentiero. Da lì, in arrampicata libera, si scende di poco più di un metro, tenendosi sulla destra per non rischiare di scivolare qualche metro più giù fra le rocce: un piccolo tratto terroso e scosceso porta ad un cumulo di massi franati. Entro e percorro qualche metro, poi torno indietro e attendo l’arrivo di Lollo e degli scout. Si decide di farli entrare in due ondate: non abbiamo abbastanza caschi.

Olrepassato il dirupo, cammimando fra le rocce sulla destra, entriamo in una piccola galleria, ostruita più avanti da una frana. A destra un piccolo tratto in salita è scarsamente illuminato: forse è la luce che proviene dal secondo ingresso della grotta, un P5. Lascio gli altri nella galleria e risalgo quel tratto, infilandomi, strisciando, sotto una stretta apertura. Oltre c’è una seconda, grande frana che scende giù per almeno dieci metri. Sulla destra, poco più in alto, il P5. A sinistra una finestra a circa un metro di altezza sembra portare chissà dove.

Decido di entrare nella finestra, mi arrampico, ci sono belle concrezioni ovunque, da là si scende di poco e si va oltre, in una saletta concrezionata: la grotta continua. Così torno indietro e faccio salire gli altri.

Ci vediamo quel ramo della grotta, trovando belle concrezioni, fino al punto in cui la strada si divide. Percorriamo il lato destro e poi torniamo indietro per far entrare anche l’altro gruppo. La grotta ha la Sala delle Colonne, che indiviaduiamo in una saletta con belle stalattiti e stalagmiti.

Usciti per la seconda volta dalla finestrella, decido di dare un’occhiata in fondo alla frana, da cui si vedeva un’apertura. Mi infilo là sotto, giusto per guardare oltre. Sembra non proseguire, ma è comunque tardi, gli scout devono fare ritorno alla sede e non c’è tempo per esplorare quel tratto.

Usciamo dalla grotta, ci cambiamo, mangiamo qualcosa mentre i due padroni della villetta strigliano i cavalli. Sono gentili, uno di loro comanda al suo cavallo di farci il saluto e la bestia obbedisce.

E la bella giornata finisce così, con un’altra avventura sotterranea sulle spalle.


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